Tornando dalla stazione passo dall’unica zona della città in cui pare abbia nevicato (ma sembra più un’esplosione di pandori dell’adiacente esselunga), svolto a destra alla rotonda dietro gli scheletri di mattoni della Caffaro e vedo la mia cuffia viola di lana, quella che secondo mio fratello mi fa sembrare un riccio di mare, lì sul sedile passeggero ormai vuoto; sorrido e provo a pensare ad altro, nell’ordine a questo, questo, questo, questo e a questo. E comunque sono a un livello di “fraciconeria” tale che mi viene da piangere ancora, dopo la partenza della mia certezza e del mio timore: timore di non essere all’altezza, di cedere le mie autarchie, di venir sepolta dalle distanze. Se Vittorio (Alfieri) tornasse a trovarmi in sogno direbbe forse “sei paga d’inesorabil Dio terribil ira?”; più probabilmente stavolta eviterebbe le severe rampogne di metà luglio e mi inviterebbe a partire, a perseverare, a lavorare per costruire un nido nostro: io non devo strapparlo a un marito come lui con la contessa d’Albany, è vero, ma io sono una del popolo e ho una vita molto, molto meno avventurosa.

Anche la casa sembra malinconica e mi osserva, chiedendomi ragione di uno spazio troppo grande per una ragazza sola e (relativamente) piccola, cercando dove sia il casinista che ascolta tutto il giorno una radio in cui tifosi di una squadra giallo-rossa (arancio e porpora?) si insultano e vengono insultati. E’ questo, mi chiedo passando la scopa nuova sul parquet scuro, l’amare in maniera matura o è solo la ricerca di nuovi baricentri? Mi sforzo di riandare agli umori e ai sogni che avevo prima dell’ultimo fine settimana di luglio ma è tutto confuso, imbronciato (di vero broncio), privo di forma e dai confini indistinti; ritorno alle sue ciglia e alle parole di questi giorni, alla dulcedo delle sue mani sulle mie ferite auto-inflitte. Penso a quel che avrei voluto dire, essere, rispondere e, in modo assolutamente opposto al mio solito, il tutto si risolve in una cosa sola: saranno anche cose che non faremo mai, ma anche nel mai la mia risposta sarà sempre sì.