Circa una settimana fa sono sbarcate nella terra dei vulcani tre amiche di Malli,  Spugnetta Silvestre, Gemma du mar e Smilla. Tutte – per un motivo o per l’altro – ormai single, Smilla un po’ più vecchia delle altre.
Io, felice di non essere più al centro dell’attenzione con i miei turbamenti sentimentali, inizio a preparare la tabella con crocette per le conquiste delle due giovincelle. Ma Gemma du mar, dopo avermi intrattenuta con la perdita della sua verginità (Gemma è una quarantacinquenne molto figa, appena separata e con un figlio che ha l’età del mio ultimo ragazzo) nega con convinzione d’essere in cerca, allontana con decisione la mia ipotesi e si lancia in una filippica anti-uomini. Ma, certo, parliamo della stessa persona che è venuta a Lipari l’8 agosto con una valigia inspiegabilmente pesantissima (da giorni la vedo solo con bikini minimali e copricostume che lasciano poco spazio all’immaginazione), per poi spiegarmi l’arcano: non è che abbia pensato di darsi allo snorkeling tra le murene e gli ufali o di scalare lo Stromboli in notturna, solo che si è portata un delizioso vestitino (sottilineo –ino) di seta che lei porta con i Camperos. Per fortuna da quando Lep è partito ho smesso di lanciare anatemi contro le donne che portano gonne e shorts con gli stivali (ma che cazzo di moda è? No, me lo dovete spiegare. Perché lo so che al Nord sembra novembre, ma qui oggi sfioriamo i QUARANTAQUATTRO gradi).
Sta di fatto che ieri Gemma du mar, Spugnetta Silvestre e Smilla Pacedeisensi si concedono una gita in quel di Alicudi. E le due in nave cuccano (evidentemente sanno esporre la mercanzia meglio del mio prode amico Lep). Scatta il piano da dodicenni: dire a Smilla Pacedeisensi che l’aliscafo di ritorno è rotto e pernottare nell’isola della segale cornuta. Ma quella capisce il trucco quando Gdm&SS, passeggiando sul lungomare di Alicudi, lanciano occhiate, occhiolini e affini ai mozzi della nave. Così fa il biglietto e, lasciati i suoi soldi alle due avventuriere (ad Alicudi ci sono gli asini, non i bancomat), fa ritorno in quel di Lipari allietando la sottoscritta con le sue preoccupazioni: “Ma ti rendi conto che non hanno nemmeno un paio di mutande? Insomma, non è tanto igienico”. Sottoscritta che, mentre le cinquantenni cuccano, limonano e stanno in spiaggia a guardare le stelle, si sottopone a dolorosissima pulizia dentale da Jean-François (ma quando i francesi hanno colonizzato completamente le Eolie?), che usa uncini rotanti e arroventati, rubandole litri di sangue e dignità, almeno nel momento in cui ella si aggrappa ai suoi impomatati riccetti implorando pietà.
Stanotte, altra crisi allergica che mi ha quasi consegnata alle amorose cure dell’azienda ospedaliera liparota. Starnuti a raffica, mancanza di respiro, gola gonfia e occhi rossi. Pare debba fare le prove allergiche, ma aspetto le vostre opinioni in merito, non essendo mai stata allergica ad alcunché.
Forse all’amore, forse alla situazione politica attuale (ma io sono di sinistra, dovrei stare male da anni), forse ai calabresi, forse alle donne di mezza età che mi fanno ripensare le prediche di Don Otorino sulla perdizione giovanile.
Per ora, datemi un altro po’ di Clavicex purpurea.
O gli uncini rotanti di Jean-François.

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