Fine settimana di visite casa, levatacce, ripetizioni, amiche in crisi di identità.
Le mie occhiaie hanno preso possesso del divano.

Oggi arrivo ansimando a casa del ragazzino cui faccio ripetizioni, la bionda e svampita mamma mi guarda dall'alto delle scale, grembiule ai fianchi e quando mi chiede se ho paura dei cani il suo enorme pastore tedesco mi sta già leccando la mano.

"Mi scusi il ritardo, avevo un appuntamento per vedere una casa"
"Ah, ti sposi?"
"No, signora"
E anche la domanda "da chi ha preso il figlio" ha una risposta; poteva averla anche quando mi chiese se fossi figlia di una sua amica: amica di cui non conosce la prole, ma vabbè; amica che ha un cognome diverso dal mio, pure, ma forse intendeva "figlia illegittima".

Poi è il momento di "Gianky" e della sua idiosincrasia per il latino e per la grammatica in generale.
Un ragazzo che ha scoperto l'altro ieri l'esistenza del complemento di limitazione.
Un ragazzo convinto che il complemento di tempo possa essere "determinato" o "indeterminato", come il tempo dei contratti di lavoro (ma questa poteva ancora starci).
"Cosa vuol dire reus?"
"Bè, si dice anche in italiano"
"Ah, reus!!"
"Magari metti una desinenza che sia morfologicamente italiano…"
"… RE!!"
"No. Reo"
"E cosa vorrebbe dire, scusa?"
"Lascia perdere"

"…Poiché aveva giovato alla città per tutta la vita"
"Non capisco cosa vuol dire"
"Cosa non capisci, di grazia?"
"Il significato"
"Intende dire che con la sua poesia aveva accresciuto il prestigio di At…"
"Ma giovare non vuol mica dire rendere più giovane??"

Mercoledì guarderemo il tema in cui ha preso tre e mezzo.
Perché la prof lo odia, ha tenuto a sottolineare.

Annunci